Frutta fallata, un business?

Mio padre, nonostante abbia vissuto una vita come bancario, è sempre rimasto un agricoltore dentro, come mio nonno. Uno dei suoi crucci è sempre stata l’ignoranza del mercato, che scarta le mele perché c’è cascato un chicco di grandine sopra. A che serve la verdura bella, se ci pensate? Non è un soprammobile. Eppure la signora, e quindi il retailer, e quindi il grossista, e quindi il raccoglitore, scarta quelle ammaccate perché non vendibili.

Il digitale, tra i suoi difetti, ha anche qualche pregio, parlando di domanda di mercato. L’analogico, in tutte le cose, ha solo uno e zero. Niente vie di mezzo. Una mela è vendibile o non lo è. Perché la maggioranza vince tutto. E il mercato non fa sconti, se non trovi un compratore, tutto viene buttato. Negli USA il 40% del cibo non viene consumato.

Ci sono stati vari tentativi di non buttare almeno i prodotti in scadenza. Coop Alleanza (ma anche altri) hanno uno scaffale in cui trovare prodotti a scadenza ravvicinata. Ma è ancora difficile e “casuale”. Ci sono anche altri progetti, in cui questi prodotti raggiungevano probono comunità e non profit. Ma troppo limitata, come azione. E non economicamente scalabile. Il che vuol dire che il merecato non ci investirà.

Il consumatore “di mezzo”, quello che potrebbe accettare la mela con il tocco di grandine, ora è raggiungibile (digitalmente, perché non sarà mai la maggioranza, e quindi il negozio tradizionale non potrà servire il segmento) ma non è disposto a soffrire per andare a cercare questi prodotti (dagli torto). Lo schema di acquisto good enough, quello tanto bistrattato dagli analisti social dei tempi contemporanei, in quanto ritenuto responsabile del calo sul mercato della qualità dei prodotti (fast-fashion?) può essere anche un motore di sostenibilità. Purché lo sbatti non sia superiore a quanto siamo disposti ad accettare oggi nell’era dello smartphone.

Notando le opportunità che il cibo sprecato – ritenuto inadatto per la vendita, ma in realtà perfetto per il consumo – il servizio di alimentari in sottoscrizione hanno deciso di collaborare con le aziende agricole e negozi alimentari nello smaltimento delle eccedenze, dei fuori listino o dei prodotti solo esteticamente danneggiati. Il servizio prende questi elementi per offrire ai propri clienti la delivery, portando loro generi alimentari direttamente e a prezzi significativamente inferiori al valore di mercato.

Imperfect Foods fa questo. A me sembra una grande idea. Raggiungere le nicchie, per una volta anche nell’interesse generale.

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