Non ho particolari rapporti con il settore editoriale. E proprio per questo posso permettermi opinioni senza conflitti di interesse o paura di particolari permali. Per Link ho scritto un articolo lungo che parla di mercati, merci, giornalismo e news. E perché queste parole hanno relazioni e differenze, che dovrebbero essere esplorate.
Acquistare un abbonamento online al Wall Street Journal assomiglia molto al diventare socio di un golf club – costo incluso: innumerevoli email di benvenuto, opportunità di networking, eventi esclusivi, presentazioni di libri, opportunità di carriera, richieste di partecipare ad anteprime e beta version “perché il nostro lettore è al centro dei nostri pensieri”. La loro sottoscrizione nulla ha a che vedere con il silenzioso e indifferenziato arrivo ogni giorno in ufficio di un quotidiano avvolto nel cellophane, a cui associamo il concetto di abbonamento.
Molti anni fa – otto, per la precisione – irritai il mio panel al Festival del Giornalismo a Perugia. Avevo appena tenuto un discorso dal titolo “le news sono merci”. L’atmosfera in sala era diventata minacciosa. Eppure, anni e anni dopo, il settore delle news online sembra ancora struggersi nella ricerca di un modello di business. Detto in termini meno solenni, significa cercare di vendere la propria merce al prezzo più alto possibile al maggior numero di persone possibile. E – nella realtà attuale – più che altro si è accontentato di “vendere” il maggior numero dei dati dei lettori al numero maggiore di operatori di advertising tecnologico e ai loro clienti inserzionisti, un modello che sta mostrando limiti invalicabili di sostenibilità economica.
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