Non so se ricordate il mio post sul trend che vede pagine di brand passare dal posting quotidiano a una modalità di intervento che è simile allo spot, con un unico post sponsorizzato per mesi e mesi. Be’, rileggetevelo in caso.
Grazie alla mia rete di segnalatori di cose strane vengo a sapere di brillanti operazioni social, come quella di Viakal.
Che cosa ci fa su Facebook Viakal, direte voi. E in effetti, lo trovo affascinante. Anche più dell’anno sponsorizzato dal pannolino per adulti Depend di fosterwallaciana memoria, che è sempre il mio benchmark preferito.
Di Viakal, oggettivamente e senza false ipocrisie, non frega niente a nessuno. È qualcosa che prendiamo da uno scaffale mentre pensiamo ad altro. E che se costa 10 centesimi in più della sottomarca tradiamo senza nessun senso di colpa. Viakal, non prendertela, niente di personale. Sei in buona compagnia, assieme a migliaia di detersivi dentifrici carta igienica assorbenti acqua gassata ecc. ecc.
Viakal è diventato realista, e anche la sua mamma P&G. Non tutte le persone hanno fascino e una storia da raccontare, qualcuno è semplicemente un bravo diavolo, che fa un buon lavoro. A Viakal non interessa raccontare niente (non pronuncerò più quella parola). A Viakal interessa il benefit. Obiettivo, risultato. Viakal si è evidentemente stancato di ambiziosi spot in cui finte donne di casa recitavano imbarazzantemente associate a effetti speciali in cui il microcalcare scivolava via in effetti speciali da The Day After Tomorrow mentre arriva la tempesta glaciale.
No, basta, “usiamo esempi semplici in cui tutti possono riconoscersi”: tra questi, il principe dei problemi in bagno, il soffione della doccia incrostato (ma soprattutto in hotel, ca**o scrostateli no?).
E allora cosa fa Viakal? Un post nemmeno presente sulla pagina (dark, in gergo), con una semplice domanda/soluzione, e un video che vi invito a guardare FINO IN FONDO — no, non è il vostro pc, è proprio così. Eccolo.

E poi, lì nei commenti succede la meraviglia. Torna la rete del cluetrain manifesto, anche se non con lo scopo di cambiare il mondo ma le molto meno auliche incrostazioni. Sagaci conversazioni, punteggiatura come battiti cardiaci, accorati aiuti, scambi di tips come vecchi amici. Like piovono ai contributori più bravi.

La gente lo prende per un forum: tutti a dire quanto sia invece buono l’aceto (che costa magari uguale, ma ci dà l’idea di fregare il sistema, anche se impuzza la casa per tre giorni). Non contente (quasi tutte donne) qualcuna chiede consigli un po’ per tutto il mondo DEL CALCARE CATTIVO e altre RISPONDONO e via, prendono like e sono tutte più felici.
Con 1.300.000 visualizzazioni pagate a Facebook inserendo una cosa che luccica e basta, tipo gif animata, Viakal ha reso felici almeno 500 commentatrici — pace che la maggior parte dica che l’aceto è meglio.
Forum effimeri nascono sul concime degli sponsored post. Non è bellissimo tutto questo? Poi tutto scomparirà, ma tanto non stiamo scrivendo la storia dell’umanità, solo di come togliere quel maledetto calcare che non ci fa fare la doccia uniforme.
E per Viakal non è meglio comunque di uno spot? Un milione di persone l’hanno visto, e qualcuno pure condiviso. Per il futuro dell’adv non servono forse più grandi artisti della cinematografia, ma pseudo-gif animate e un fantastilione di euro?

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