Anni fa scrivevo interrogandomi perché le grandi agenzie fighe (quelle che arrivano dal mondo della pubblicità milionaria, TV-native) odiano o comunque non riescono a utilizzare la realtà, anche quando sarebbe sensato, economico, costruttivo, funzionale farlo.
Domitilla un anno fa segnalava la campagna di Saatchi & Saatchi per Enel in cui finti twitteri scrivevano finti tweet, con effetto semicomico.

Qualcuno mi segnala che Pomilio ha usato immagini di stock per la campagna milionaria di Enit su Expo: eppure, bastava scendere in strada con un bravo fotografo. O cercare su Instagram.

Ieri ero in metro e ho visto la pubblicità della Croazia (non so quale agenzia, segnalatemelo, grazie. Edit: BBDO).

Ancora, tutto basato su selfie, hashtag, usergeneratedcontent, chiocciole ovunque. Ma con due testimonial terribilmente falsi ma con account Twitter a caso/cazzum (che tra l’altro esistono, e che magari potrebbero pure lamentarsene: @Sven abita a Portland, @maria è tedesca, e nulla hanno a che fare – pare – con la campagna).
E per fortuna che dichiarano nel comunicato stampa
Bastava cercare un attimo in Twitter: solo tra i miei (!) contatti, @Biljaic e @jadran sono (sarebbero stati) ottimi testimonial delle cose jugocroate in Italia e in Croazia.
@Jadran Con noi due avevano: ambo i generi, varie preferenze sessuali, l’istriano e la mezza serba. Eravamo PERFETTI! :) @gluca
— biljana prijić (@biljaic) June 4, 2014
Ma la realtà, le persone vere, i social veri, sembrano svilire la creatività, nella mente del creativo. Perché devo essere pagato milioni, se basta andare su Twitter? E allora via con i fake, che piacciono ai creativi – o almeno a quelli che si autodefiniscono tali come se fosse un plus di per sé e, che come è noto, non sopporto :)
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