Giovedì scorso io e Marco Brambilla (con Sergio Cagol special guest) abbiamo tenuto la seconda edizione del Digital Update dedicato al mobile marketing e alle business app. Tra le 141 slide, alcune saggezze di buon senso — che spesso nella foga di “dobbiamo fare un’app, subito!’ vengono dimenticate — mi sento di estrapolarle qui.
1. una app non è un sito – davvero. se non sapete come differenziarla, forse non vi serve (o non ci avete pensato abbastanza).
2. se non sapete perché dovete fare un’app (o — è lo stesso — “non si può non averla”) non fatela.
3. una app è per fedeli, non per utenti casuali. coccolateli — e non “colpiteli”.
4. il tempo delle persone è più blindato del loro portafoglio.
5. solo le app che vengono davvero utilizzate — e non solo scaricate — producono risultati. associate un valore all’utilizzo o screenview o funzioni dell’app. il costo di un’app è solo la metà di un’equazione.
6. più capite la vita delle persona a cui è destinata, e il contesto preciso spazio/tempo/socialità in cui potrebbero davvero usarla (e testate le supposizioni con persone reali) più probabilità ci sono che venga davvero utilizzata.
7. solo l’intersezione tra vita delle persone, l’utilità vera per l’utente inserita nell’app (che deve sfruttare le capacità native degli smartphone), e gli obiettivi di business fa entrare la app in relazione con l’utente e rende l’investimento conveniente: è la Zona Di Relazione©. Le persone usano le app perché risolvono problemi in modo facile, non perché voi-siete-voi.
8. una app è più simile a un nuovo canale di vendita o a una newsletter che a un sito: prevedete un budget per la promozione. e bello grosso.
9. la pazienza dell’utente è direttamente proporzionale alla grandezza dello schermo e alla rilevanza e utilità delle notifiche push che inviate.
10. esiste già un’app per qualsiasi cosa. potete fare di meglio?
Ps: no, il Qr Code — probabilmente — non vi aiuterà, da solo.
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