Spesso nei progetti che seguo come consulente temporary manager inizio da piccole cose da sistemare, cose a costo zero che danno un sollievo immediato. Una zona in cui c’è sempre da sistemare è quella dei messaggi automatici e delle pagine post acquisto. Una costante di queste ultime è di essere totalmente nelle mani dei tecnici che fanno le prove e che — giustamente — hanno l’unico obiettivo di arrivare al “funziona!”.
Io mi faccio un promemoria, riguardandole:
1) ho comunicato che tutto è a posto e che può stare tranquillo, con lo stesso tono umano del sito e non come una segretaria amministrativa del Liechtenstein?
2) sfrutto tutte le possibilità di condivisione? “ora che hai acquistato, vuoi condividere?” (ovviamente tenendo conto che deve guadagnarci pure lui, in qualche modo). Oppure: iscriviti alla pagina Facebook per avere il massimo dell’assistenza. Ho inserito qualcosa di inoltrabile nella email? eddai, siate generosi, almeno tanto quanto lo siete obtorto collo con Google Adwords.
3) mi sono messo nei suoi panni? Se gli ho scritto “riprendi ad acquistare” dopo che ha terminato un acquisto, di certo no. Se scrivo invece: “scegliti una password e diventa un utente registrato, così eviti ulteriori sbattimenti”, sì.
4) posso fornire, a partire dai dati che ho acquisito dall’acquisto, un’utilità a lui e a qualche altro operatore? Per esempio, lavorando con italyxp, un ecommerce di esperienze e visite guidate a Roma, si era pensato che la pagina finale dell’acquisto dei biglietti di Trenitalia è l’occasione più sprecata della storia di internet. “grazie di aver comprato un biglietto (per Trieste, ndr), guarda i nostri hotel di Milano”. Ma tanto questo è l’ultimo dei problemi di Trenitalia, ma per dire.

5) avete tolto di mezzo tutto ciò che è palesemente irrilevante in quel momento? È — in fondo — una landing page, no?
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