I social media manager sono stupidi?

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Ieri ho condiviso su Facebook un post che contiene le cose più turpi che i poveri addetti alle pagine social delle aziende (manager in senso anglosassone, in cui manager è solo gestore, per cui il barista è bar manager) sono costretti a mettere in campo per suscitare il sacro graal dell’engagement. L’articolo è volutamente provocatorio, serve a sua volta per suscitare engagement, e infatti la mia condivisione ha avuto un sacco di commenti e like, quindi sfruttando a sua volta una meta-stupidità, di quelli che odiano la stupidità degli altri ma sotto sotto la trovano divertente (come me, peraltro).
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Post by Gianluca Diegoli.

È ovvio che non sono (in prevalenza) i social media manager a essere stupidi, anzi, sono furbi. È la filiera che lo è, stupida. Gente valutata per il numero di like o RT che riesce a portare userà il mezzo più semplice, quello di sfruttare i toni più volgari (nel senso di comuni al volgo) e popolari, il trucco più naif, la battuta più televisiva possibile (la TV è maestra nel trovare Massimi Comuni Denominatori e Minimi Comuni Multipli tra le persone).

A loro volta, le agenzie incentivano queste pratiche, perché il marketing manager le valuta a secondo dell’engagement effimero che portano (è comodo valutare le cose comode, è scomodo valutare le cose importanti), il quale a sua volta è valutato da un CEO che spesso non sa nemmeno di cosa parliamo, ma ha bisogno di numeri da portare al convegno o al CDA, in cui risulti che il “dialogo con i consumatori” è stato finalmente attivato. Credo che sia difficile smentirmi, ma fatelo pure.

Il punto è un altro. A cosa serve tutto questo? L’engagement effimero serve ad aumentare l’EdgeRank, i RT ad aumentare la reach, il numero di impression dei messaggi, è chiaro, oltre a farci stare meglio nella filiera suddetta (il terrore della pagina senza like per il marketing manager è peggiore del terrore della pagina bianca per lo scrittore).

Ma a che prezzo? Se avete voglia, leggete questo mio post sui tre cerchi della diffusione del messaggio social. Quelli che RT o mettono like a cose stupide o assolutamente fuori dalla reputazione della marca per il 99.99% dei clienti, trasmettono comunque ad altri, trasmettono tanto, e quelli importanti non sono i primi, ma i secondi, e i terzi (quelli che lo ricevono dai secondi). Ma cosa trasmettono i primi, i soggetti di tali turpitudini? Che impressione diamo a chi è meno coinvolto sui social, ma comunque ha un’immagine mentale di una marca di un certo tipo e viene in contatto con queste stupidate tramite RT o bassi espedienti? Io non seguo KLM (perché dovrei?) ma ho appena prenotato KLM per andare in Olanda a dicembre: un post come quello, aumenta davvero la considerazione che ho della compagnia? Mh.

Si torna, stringi stringi, a quello che scrivevo paragonando alcune pagine Facebook ai carri di carnevale.