Cinque cose da non fare con i comunicati stampa

Mi pareva di aver scritto talmente tante volte sul rapporto tra aziende (uffici stampa, in particolare) e blogger che mi vengo a noia da solo. Tuttavia nel 2013 ancora la maggior parte delle agenzie di PR/stampa non sa come mandare e a chi, come scrivere, cosa inserire in un comunicato.

Riepilogo quindi i post del passato, e aggiungo cinque cose da non fare per i più pigri.

  1. Non usare un linguaggio pubblicitario, sopra le righe, iperbolico, stereotipato, pieno di buzzword scontate. Non fate come questi di Saatchi nel 2007
  2. Non mandateli come immagini scannerizzate. Eh sì, succede, per esempio all’agenzia dell’Effervescente Brioschi.
  3. Se parlate di una pagina Facebook o di un social qualsiasi, non usate la parola “sbarca”, e mettete il link (quelli dell’Effervescente si dimenticarono)
  4. Non usate il CCN, è poco professionale, non consente di segmentare la lista (“blogger simpatici”, “blogger antipatici” “blogger di Milano” “giornalisti web”, devo continuare?). E quindi per forza poi spedite tutto a tutti (uguale, cestinato) Questo metodo inoltre non consente di cancellarsi dalla lista. Posto che sia legale farlo, e che abbiate reperito correttamente l’indirizzo email, poi vi mettono comunque in spam, se non c’è l’unsubscribe, come faccio io. Alla lunga, tutto il vostro dominio di posta va in spam: anche chi lo avrebbe ricevuto volentieri potrebbe non riceverlo più. Usate un Service Provider come Mailup o Mailchimp, anche per liste di cento iscritti.
  5. Non allegate immagini/PDF/video ecc., mettete il link per il download e/o una pagina web in cui sia descritto il succo. Questo ha due vantaggi: A) non appesantite la casella di posta B) chi pubblica online può condividere qualcosa su Twitter, Facebook ecc. senza dover scrivere per forza un post.

Bonus: rileggete questo decalogo, accidenti! In sei anni ancora non l’avete applicato.