Mi pareva di aver scritto talmente tante volte sul rapporto tra aziende (uffici stampa, in particolare) e blogger che mi vengo a noia da solo. Tuttavia nel 2013 ancora la maggior parte delle agenzie di PR/stampa non sa come mandare e a chi, come scrivere, cosa inserire in un comunicato.
Riepilogo quindi i post del passato, e aggiungo cinque cose da non fare per i più pigri.
- Non usare un linguaggio pubblicitario, sopra le righe, iperbolico, stereotipato, pieno di buzzword scontate. Non fate come questi di Saatchi nel 2007
- Non mandateli come immagini scannerizzate. Eh sì, succede, per esempio all’agenzia dell’Effervescente Brioschi.
- Se parlate di una pagina Facebook o di un social qualsiasi, non usate la parola “sbarca”, e mettete il link (quelli dell’Effervescente si dimenticarono)
- Non usate il CCN, è poco professionale, non consente di segmentare la lista (“blogger simpatici”, “blogger antipatici” “blogger di Milano” “giornalisti web”, devo continuare?). E quindi per forza poi spedite tutto a tutti (uguale, cestinato) Questo metodo inoltre non consente di cancellarsi dalla lista. Posto che sia legale farlo, e che abbiate reperito correttamente l’indirizzo email, poi vi mettono comunque in spam, se non c’è l’unsubscribe, come faccio io. Alla lunga, tutto il vostro dominio di posta va in spam: anche chi lo avrebbe ricevuto volentieri potrebbe non riceverlo più. Usate un Service Provider come Mailup o Mailchimp, anche per liste di cento iscritti.
- Non allegate immagini/PDF/video ecc., mettete il link per il download e/o una pagina web in cui sia descritto il succo. Questo ha due vantaggi: A) non appesantite la casella di posta B) chi pubblica online può condividere qualcosa su Twitter, Facebook ecc. senza dover scrivere per forza un post.
Bonus: rileggete questo decalogo, accidenti! In sei anni ancora non l’avete applicato.
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