Questo è un post della categoria negozianti, ma non fa ridere.
Quando devo esprimere con una metafora l’effetto del terremoto sul tessuto produttivo, dico «provate a immaginare un Monopoli. Siamo a metà del gioco. Qualcuno vince, qualcuno perde, qualcuno vivacchia. Ad un certo punto, qualcuno urta violentemente il tavolo. Si spostano le pedine. Le carte si mescolano. La banca ha tutti i soldi sparpagliati. Allora si ricomincia, perché non si può azzerare tutto. Ma molti non hanno più le carte, gli alberghi e le case di prima. Altri hanno paradossalmente di più». Che poi questi ultimi si riducono alle imprese di (ri)costruzioni.
continua nel Salotto del Caffè.
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