Esistono, chi sono e dove vivono i 3,5 milioni di italiani su Google Plus?

Che poi, il numero di persone che usa un social network mi interessa poco, in genere. L’importante è SEMPRE che abbia una massa critica (cioè un numero sufficiente per uno scambio sensato di qualsiasi cosa) in una località, in un interesse, in una comunanza qualsiasi. Per capirci, se esiste un gruppo di 100 persone che si organizzano in una località sperduta per organizzare partite di calcetto, quello è un social network che funziona (chiamiamola comunità, perché esiste qualcosa in comune, appunto).

Oggi Vincenzo Cosenza scrive che G+ avrebbe superato Twitter per numero di utilizzatori visitatori unici in Italia. Potrebbe essere, dipende anche da come è calcolato il numero di utenti attivi: temo da sempre che per attivi visitatori su G+ si intenda chi semplicemente clicca il numerino rosso — il che spiegherebbe anche il tempo trascorso sul network mensile medio di tre minuti (contro le otto ORE di Facebook).

Il mio problema, lo dico senza ironia, è che non ne ho mai conosciuto uno, di questi utilizzatori, nella vita vera (esclusi quindi SEO, Analytics, Social Media qualcosa) o dal vivo. Non riesco a capire quali sono gli argomenti, o i temi, o l’identikit, in cui G+ ha raggiunto una massa critica (escludendo le conversazioni su se stesso vs Facebook vs Twitter ecc. ecc.)

Per esempio, Twitter — visto per esperienza diretta o professionale — ha un numero di utenti lettori di news o timidi che scrivono raramente, e svariate comunità di uso o di pratica particolari, esterne a quelle dei social media professional — da quelle degli One Direction fino ai seguaci delle celebrità, fino al porno amatoriale e al trash così celebrato da @vendommerda, i vari blogger di categoria (fashion, food, ecc.) e potrei continuare.

Donato ha lanciato un post su G+ per cercarle, queste storie di persone che non sono SEO ma usano G+. Vediamo. Spero di capire chi sono.

(la foto è di Silvia Zanella)