10 criptici pensierini su blogger, influencer, advertising, aziende, pagamenti, baratti

  1. Se vieni pagato per fare qualcosa, sei dipendente o consulente, mai indipendente. Come lo sarà il tuo giudizio sulla cosa, anche agli occhi degli altri. Quindi: se parli di (diffondi in giro) qualcosa in cambio di qualcosa, questo rientra nel baratto, e giuridicamente nei contratti commerciali.
  2. Se scrivi sul tuo blog cose che non scriveresti se non fossi pagato (o barattato), stai facendo advertising — nel posto sbagliato. Corollario: e il tuo committente sta comprando pubblicità, non contenuti, e se è intelligente, dovrebbe pagarti a CPM o CPC.
  3. Corollario del corollario: stai trasmettendo spot alla tua audience, non contenuti. E si noterà. Se scrivi davvero per i tuoi lettori (o i tuoi amici e contatti), dovresti mostrare anche il lato negativo dell’esperienza, anche se all’azienda non piacerà.
  4. Se invece ai tuoi lettori questo non interessa, i tuoi lettori sono probabilmente tuoi colleghi, non veri utenti del servizio/prodotto che recensisci.
  5. Questo gioco funziona finché il committente non misura i risultati concreti.
  6. Se pensi prima agli inserzionisti che ai tuoi lettori, allora sei poco più di un volantino o di un uomo sandwich.
  7. Se invece lo scrivi nei canali del committente, sei un copywriter (a baratto)
  8. Se usi un servizio gratuitamente in cambio di una promessa vaga di scriverne in futuro, sei un tipo di giornalista molto diffuso.
  9. Esiste qualcuno che può fregare Google. Ma non sei tu.
  10. Quando tutto diventa format, la concorrenza è sul prezzo. Quando la concorrenza è elevata, il prezzo tende a zero.

Foto di copertina, @polaroidblog