Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo! (Tyler)
Avere un blog ben posizionato su Google ti fa arrivare una quantità di roba pazzesca, che nemmeno potete immaginare. Solo questo, da solo, vale la pena di averlo scritto tutte le settimane, da quasi sette anni. L’altro giorno mi è arrivata una mail in cui due ragazzi mi chiedevano di scambiare un post su questo blog in cambio del loro prodotto: indossare una maglietta con il mio logo per un giorno (sono in due). Sul sito vendono il servizio di indossaggio per circa 20 euro al giorno. Lì per lì ho pensato che fosse uno scherzo di qualche classe di un qualche master in comunicazione (visto che è già successo), e gli ho risposto ironicamente. Loro se la sono un po’ presa, poveri — scusate, non volevo. Ma, really, secondo me il loro servizio non vale nemmeno il prezzo della maglietta.
Però questa cosa buffa mi ha fatto riflettere sulla differenza (di significato e di valore) tra comprare un capo per indossarne una marca, essere pagati per indossare un logo, e portare una maglietta perché credi nel messaggio che c’è scritto sopra.
Il primo caso è brand, il secondo advertising, il terzo engagement. Traetene voi le conclusioni.
PS: a proposito di magliette, @Ultima Books regala la prestigiosa maglietta (che ho indossato perché ci credo) a chi fa un checkin o diventa fan su Facebook o fa un tweet citandola, al #salonelibro di Torino. Per evitare il solito palloso disclaimer, metto il link anche a Book Republic, e siamo a posto, ok? :)
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