Turisti, spazzini e community

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Una delle prime remore che affligge le persone in azienda che vorrebbero sponsorizzare l’apertura di spazi conversazionali come forum o branded community, è il timore di trovarsi a doversi difendere da coloro che “sporcano” per incuria, o per “profanare” volutamente il “luogo”.
Nel paesino montano in cui passo qualche weekend ho notato questo fenomeno: normalmente è impeccabile dal punto di vista della pulizia urbana, ma quando durante le feste o i ponti viene preso d’assalto da vacanzieri “occasionali”, la quantità di cartacce in giro aumenta più che proporzionalmente al numero di turisti presenti.

La mia teoria è che in tempi normali la forza congiunta di “senso del bene comune”, sorveglianza informale e naturalmente un minimo di pulizia ex-post, tenga facilmente la cartaccia sotto controllo. Quando invece il numero di visitatori “senza senso di appartenenza” (quindi senza nessun interesse al luogo nel lungo termine) supera i “residenti continuativi” l’equilibrio viene infranto.

Nelle community online avviene più o meno lo stesso: in quelle compatte, popolate e motivate, le forze che contribuiscono a consolidare e migliorare la community prevalgono naturalmente su quelle che tendono a peggiorarla, grazie al “senso del bene comune” e al sistema di valorizzazione continuativa interna dei membri contributori, mentre la moderazione fa solo funzione di “polizia locale”, che deve tenere sotto controllo pochi atti isolati messi in pratica da malati mentali, narcisisti, esibizionisti, litiganti di professione, infiltrati, doppiogiochisti pagati.

Ma il mantenimento nel tempo di questo risultato di equilibrio è tutt’altro che scontato: basta un minimo affievolimento del senso o nel valore del luogo come bene comune tra i residenti, oppure un calo del numero dei monitoranti, per infrangere l’equilibrio ed esporre il luogo virtuale a ondate di hooligan provenienti dall’esterno.

A maggior ragione, nel caso della creazione ex-novo da parte di un’azienda di un luogo di scambio, va valutata molto bene la capacità intrinseca all’autodifesa, che dipende appunto dal livello spontaneo di coesione raggiungibile attorno alla volontà di mantenere quello spazio funzionante nel lungo periodo, funzionale al valore percepito, e la attivazione come “vigili volontari” di parte dei partecipanti.

Non mi meravigliano i facili risultati degli attacchi di Greenpeace alle multinazionali sulle fan page di Facebook: molte di queste pagine sono popolatissime in senso puramente numerico assoluto, ma molto deboli quanto a coesione e senso di luogo comune, con ben pochi “vigili volontari” disponibili a prenderne le difese.

Vi siete mai chiesti se un luogo è pulito perché viene meno sporcato o perché è meglio ripulito? Ecco.