In memoria di un corporate blog

In realtà, non c’era bisogno di scriverci un post: la discussione è già avvenuta e, neanche a farlo bizzarramente apposta, è avvenuta quasi esclusivamente fuori dai blog, principalmente su Twitter ma soprattutto su Friendfeed. Mi riferisco a questo blog, ovviamente, nella cui scomparsa ho avuto una qualche parte di rilievo, ma di cui dei suoi ultimi giorni non posso nemmeno scrivere ogni dettaglio su questo post – questo come premessa.

Se devo fare un bilancio delle opinioni online, non se ne esce bene: la media ponderata del sentiment (visto che fa figo buttare lì questa parola, oggigiorno) è che abbiamo/hanno fatto una gran minchiata, e siamo colpevoli, addirittura più di omicidio che di omesso soccorso, a ulteriore esclusione delle attenuanti generiche.

La prima obiezione è che si regaleranno gli utenti a Facebook, a Twitter, a YouTube. Rispondo: è vero, la conversazione aziendale esce dal perimetro consolidato e ben protetto del blog per affidarsi ad ambienti esterni, che — secondo questi — subiranno un’evoluzione non controllabile e imprevedibilmente peggiorativa. Ma santocielo, non abbiamo voluto e desiderato per anni la ‘perdita del controllo’ aziendale come elemento di successo nei social cosi? Non dicevamo che dovevano essere le aziende ad andare dagli utenti e non viceversa? Ma soprattutto, ripeto: è la relazione che conta. Nessun social network (inteso come piattaforma) è per sempre: ma le relazioni rimangono, almeno quelle vere — non i like, non gli iscritti ai feed, non le tool subscription che ce le consentono – e queste non sono né di Facebook, né nostre. Quelle che “sono di Facebook” non sono vere relazioni di affetto, sono sciape adesioni. Quelli si perderebbero se Facebook si spegnesse: okay, ne potremmo fare a meno, di quelli ce ne faremo una ragione, e con gli altri continueremo a trovarci e parlarci, in un posto o in un altro. Qualcuno teme che Facebook tasserà le aziende per il servizio. Io rispondo: magari! Così queste avranno un parametro obiettivo per decidere se di questo ROI ne vale davvero la pena. A volte alle cose (apparentemente) gratis non si dà la loro giusta importanza.

Qualcuno mi ha detto che la conversazione su di un blog è di più alto livello: a me sembra un po’ razzista come affermazione. Dico solo: dipende. In Facebook c’è l’umanità intera, serve distinguere tra bimbominkiate, scemenze senili e qualche idea interessante, dipende da ciò che cerchi e soprattutto da ciò che dai in cambio. Di sicuro c’è più partecipazione e interazione: sul blog non posso accontentare quello che gli risolvo la domenica nel fargli postare la foto del suo mezzo nuovo di pacca con la fidanzata sopra. Poi giudicare la qualità della sua vita e i suoi obiettivi (e quindi l’interazione possibile) non rientra nel mio perimetro di giudizio. Qualcuno dice ‘che ci vuole a scrivere un blog’: okay, se dici questo non hai mai lavorato in (grande) azienda, come molti dei consulenti social player purtroppo – oppure mi vuoi vendere una esternalizzazione del servizio, dio ti perdoni. Qualcuno dice che è perché si guardano i numeri: può darsi, ma non è solo quello, è vivere dove vivono gli utenti. Qualcuno dice che bisogna integrare tutto: accidenti, non ci avevamo pensato! :-) sono d’accordo, ma in un sistema integrato tutto deve funzionare. Se un qualcosa (per motivi vari, interni ed esterni) non è più possibile farlo funzionare (come in una relazione, appunto), rovina tutto il resto, meglio un taglio netto e definitivo. Qualcuno dice il SEO: quell’azienda non ha bisogno di un blog per quello. Qualcuno dice i contenuti si esprimono meglio sul blog: si possono mettere sul sito, e farli commentare e diffondere liberamente fuori, visto che dentro non lo si vuole lasciare fare (come in quasi tutte le aziende). Qualcuno dice i visitatori persi: un pugno di pochi nostalgici, polemici per giunta e perennemente off topic. Un po’ tutti avevano la ricetta perfetta da social media guru: e questo è il giusto contrappasso per chi spesso come me ha dato giudizi probabilmente superficiali sugli altri progetti aziendali. Ma davvero: il team online di quell’azienda (anche senza di me ;) è molto più preparato ed esperto di una social media agency media. Nessuno o quasi ha chiesto cosa ne pensavano gli utenti: ve lo dico comunque – se ne sbattevano allegramente, in quel momento (su Facebook) stavano discutendo se il contratto al Dottore fosse stata una genialata o una offesa al sacro brand rosso.

Tristemente, nessuno in verità si era accorto della sua morte, tra tutti noi socialplayer: solo dopo averlo twittato dal mio account si è diffusa la notizia. Nessuno di noi lo leggeva, o lo aveva mai letto, anche perché altrimenti avrebbe capito da solo che quel blog era già morto mesi, forse anni fa. Eppure si continuava a usarlo nelle presentazioni aziendali, per vendere il social media marketing alle aziende, come caso aziendale di successo. Quello che funzionava però davvero era il precedente, il CEO blog, non il corporate blog ultima versione. Per tutti noi, social player, chiudere un blog è psicologicamente un suicidio, una cosa inaccettabile quasi per morale ed etica: ma questo perché per la stragrande maggioranza di noi il blog è stato quello che ci ha permesso, in un passato ancora vicino, di essere accreditati come esperti (anche se poi ora qualcuno lo ha chiuso, qualcuno lo mantiene aperto a stento, altri usano social cross post per alimentarlo un po’ artificialmente, per tutti noi in ogni caso i social hanno preso un po’ dello spazietto primordiale dei blog) ma per un’azienda è molto diverso. Più passa il tempo più mi convinco che ‘corporate blog’ è un ossimoro da cui non si esce vivi, davvero, se non sei startup, piena di blogger by design, senza nulla da perdere, senza gerarchie artrosiche. Per tenere un blog, serve sottostare a un sacco di fattori, quelli che precisamente ho elencato l’anno scorso nella presentazione ‘I non che aiutano a crescere’. Oggi, davvero, uno zero virgola zero qualcosa di aziende può rientrare in quei parametri stretti. Morto il corporate blog, viva il blog.

Per approfondire:

http://www.ambito5.com/blog/social-media-mkt/2010/07/corporate-blog-facebook-un-duello-che-forse-non-esiste/

http://friendfeed.com/vincos/65752703/dal-corporate-blog-alla-pagina-ufficiale

http://friendfeed.com/gluca/3638d5b5/arrivederci-cc-feedly

http://friendfeed.com/marcocc/53655099/ducati-blog-chiude-per-concentrarsi-regalare-i

http://friendfeed.com/aghenor/bbf015d7/con-troppa-leggerezza-le-aziende-decidono-di