“Beh, magari poi arrivo, e il tavolo mica me l’hanno prenotato davvero” penso — qui si è sfiduciati verso i microbusiness, si sa — “magari è un messaggio automatico”. Ma tant’è, decido di andare comunque fino in fondo. E invece, il mio ristoratore indiano non casca dalle nuvole, tutt’altro. Il pranzo è ottimo, e alla fine lascio una nuova recensione positiva sulla loro pagina.
Qual è la morale della storia?
Uno, che per monetizzare davvero, i social network devono creare valore formando un tutt’uno con il mondo materiale — che e no, all’economia dei virtual gift come salvezza finale per i conti economici, non ci credo. Poi magari mi sbaglio.
Due, che duespaghi mi ha appunto fornito un servizio reale, prima nell’aiuto alla scelta tramite le recensioni, poi nella prenotazione diretta da web, servizi che in qualche modo io come partecipante al network però ripago con la mia stessa partecipazione attiva, con il mio contributo di recensioni e valutazioni, e che quindi credo sia giusto che sia compensato e non pagato monetariamente. In sintesi, nessuno pagherà mai una fee per un social network — la fee è la partecipazione stessa.
Tre, duespaghi ha dato soprattutto un servizio reale al ristoratore che, oltre ad aver guadagnato nel mio caso 60 euro senza spendere in nessuna pubblicità vera e propria, ha avuto la importante possibilità di conoscere e accogliere consapevolmente un appartenente a quella parte della clientela molto più attiva degli altri nello spargere la voce online (e quindi perché no, curarla in modo particolare, che altro non è che quello che si fa nelle branded community?). In pratica, curare bene i clienti che arrivano dai social network è già in pectore un social network marketing indiretto e gratuito, a patto che si curi prima il prodotto (che poi dovrebbe essere la specializzazione di un ristorante, cucinare bene, non mantenere una pagina su Facebook a cui non voglio iscrivermi) e poi il resto.
Quattro, lato cliente, è anche un modo più distribuito, democratico e trasparente di sfruttare in piccola scala quei privilegi che in un’altra epoca erano riservati solo ai critici temuti delle guide ufficiali. “Ehi, io ti posso inserire nella Guida Duespaghi, trattami bene!”
Io, se fossi un ristoratore, pagherei volentieri per questo servizio, e lo incentiverei sia online che offline: prima o poi l’adesivo “consigliato da duespaghi.it 2010” (uso duespaghi come puro esempio) affiancherà i classici da vetrofania come Michelin, Slow Food ecc. ecc.
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