Quante persone si possono "seguire" su Twitter (e cosa significa veramente "seguire"?)

Ieri sera dopo il Meet The Media Guru in cui Steven Johnson ha parlato a Milano, si è scatenata una interessante discussione in Friendfeed Scrive Marco Massarotto:

Parli un’ora di twitter, ti vanti di 1.3M followers e poi segui 40 persone, non è un “mixed signal”? Se parli in pubblico di twitter come ecosistema dell’informazione e segui 40 persone secondo me sono segnali contrastanti, come faccio a credere che lo trovi così interessante? Come faccio a non pensare che lo usi come un canale broadcast?

Risponde Susan

Lui era in cattedra e voi a sentirlo. lui è palesemente piu interessante di chi era in sala. è un dato di fatto oggettivo. che tempo avrebbe di capire il mondo e ragionarci sopra (lui o cory o gli altri che sono passati a MtMg prima di lui) se non fosse in grado di selezionare l’informazione che gli arriva, solo quella interessante. su non facciamo troppo i democratici. cerchiamo di essere realisti. – pm10

Il discorso si sposta sul concetto di avere un numero di following per apprezzare le potenzialità della piattaforma. Marco precisa:

la mia domanda diceva: “don’t you think you might give out “mixed signal” talking about twitter as fantastic social platform and counting 1.3M followers and only 40 friends you follow?”.

Il succo (@pm10 in particolare) era: “non è un po’ un paradosso che vieni a decantare le lodi sociali di twitter e segui solo 40 persone? Non ti dicono mai che come evangelist rischi di testimoniare (involontariamente) che su twitter non ci sia poi così tanto da seguire a parte te e i tuoi 40 amici?” (infatti lui ha detto che glielo dicono tutti i giorni).

Quindi (@all) il discorso non è la “followers ratio” (chissenefrega), ma il fatto che 1) vieni e parli per un’ora delle API di flickr (sai che novità) 2) ci racconti tutto fiero che grazie ai tuoi 1.3M followers “non ceni mai da solo perché basta twittare qualcosa e ti rispondono” (che tristezza!) 3) hai 1.3M follower perché “twitter ti ha messo nella reccomended list, prima ne avevi 15.000” 4) ci dici che Twitter è una fantastica “social platofrom” ma non trovi più di 40 persone al mondo da seguire.

Sinceramente mi sembra il discorso di una star televisiva anni ’80 che poteva anche risparmiarsi il viaggio sino a qui per propinarci ‘ste banalità. Poteva twittarle, tanto lo seguiamo tutti :) Poi è chiaro che ognuno segue 1, 10, 40 persone e quel che gli pare, non è quello il punto, basta che non si erga a paladino della socialità di twitter, quando fa brodcast per promuovere i suoi libri e basta. (btw io ne seguo oltre mille senza nessun problema, anzi mi diverto un sacco: come delymith)

Matteo dice un po’ quello che penso anche io

ora non avendo seguito quello che ha detto a milano mi sembra pure arduo immaginare perchè johnson ti abbia parlato per un’ora della api di twitter. mi vien da pensare che sia dovuto al fatto che outside.in si basa principalmente sull’integrazione di fireeagle, twitter e altri sistemi social.

detto questo continuo a non vedere (limite mio sicuramente) il “mixed signal”. Vedo però abbastanza chiaramente un modo molto predefinito di considerare twitter o come strumento social o come canale broadcasting, senza considerarlo invece, come probabilmente suggeriva Johnson (e se non l’ha fatto, come credo io si debba fare) come semplice piattaforma. Johnson per esempio suggerisce (nella pratica con outside.in) di usarlo come base per la produzione di contenuti geolocalizzati. Del resto… sai che se ne fa di 1.3M followers o di 40 following se viene a Vercelli e twitta una richiesta qualsiasi? La chiave di lettura iperlocale ha il suo perchè ed è completamente slegata da qualsiasi logica su dimensioni di followers e following, su broadcast o social (almeno il social previsto da twitter e non esteso attraverso le sue api). – Matteo Balocco

Il mio pensiero si è sviluppato così:

anche io credo che twitter sia come la posta elettronica, uno strumento che può essere usato in ennemila modi. anche io non avendo seguito il discorso, sui contenuti non posso giudicare.

tuttavia credo che la nostra attenzione, il tempo e gli strumenti siano sempre (più o meno) gli stessi, quindi chi “segue” 1000 persone divide semplicemente il suo poco tempo tra quelle 1.000 (e visto dall’altra parte, riceverò semplicemente 1/1000 di attenzione).

Quindi “seguire” in questa concezione è “campionare”, aprire ogni tanto Twitter e sperare di essere fortunati o comunque delegare al caso i twit che leggerò. Seguire dividendo arbitrariamente in gruppi è “campionare in modo più scientifico”.
Per me seguire è “seguire”, avere la quasi certezza di non perdere una sola conversazione utile. Il concetto, Marco, è proprio “tranquillamente” o “senza nessun problema”.
Io se rischio di perdermi qualcosa su particolari persone non sto “tranquillo” e allora preferisco seguire relativamente poche persone, esattamente il numero di feed con i blog, e per il resto usare i feed di search di twitter o monitorare gli @ di risposta su particolari argomenti. Per questo non io dovrei essere classificato come qualcuno che non crede nelle potenzialità di twitter? Magari lui usa lo stesso metodo. –

Che ne pensate? Voi seguite o campionate?