Molto tempo fa quello che ora si proclama enterprise 2.0 si chiamava (banalizzando un po’) groupware: in Lotus avevamo un’applicazione protoduezero che faceva una cosa semplice ma fondamentale in azienda, chiamata “Chi fa che cosa”, e oltre alla descrizione del ruolo comprendeva una feature vincente: la foto della persona.
In aziende molto grandi e disperse, non essersi mai visti provoca difficoltà sia relazionali che operative (diamoci appuntamento alle scale, io sono quello alto, biondo, ecc.). Il problema di queste applicazioni, ora come allora, è che se non sono incentivate dall’alto e coerenti con il clima interno, cioè quasi sempre purtroppo, sono veri e propri gusci vuoti senza vita.
Del resto, questa dinamica si capisce bene dalla liturgia che si sviluppa attorno alle foto: le persone che mai e poi mai avrebbero messo la propria immagine nel “Chi fa che cosa” aziendale, e magari dicendo che non ne sono capaci o adducendo timori per la propria privacy, poi sono tutto un fluire di immagini su Facebook, perfino nell’immagine di profilo, visibile a tutti quanti.
E allora paradossalmente la produttività aziendale aumenta grazie all’odiato nemico di tutti i CED aziendali, la pagina con header blu simbolo di fancazzismo universale: non sai che faccia ha la tua collega? Non cercarla nella intranet, la trovi più facilmente su Facebook.
E se la intranet fosse un’applicazione di Facebook? Se gli utenti non vengono a te, perchè non vai tu dagli utenti, usando le interfacce e gli ambienti che amano frequentare?
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