Ritmo vs densità del flusso di lifestreaming

Qualche giorno fa un amico mi ha chiesto come ripartivo argomenti e temi tra Twitter, Friendfeed, Tumblr e questo blog — una volta si sarebbe detta linea editoriale — e ho focalizzato che da sempre seguo questo semplice codice non scritto (e non voluto) di autoregolamentazione:

  • Post sul blog: solo idee e news che potrebbero essere oggetto in una presentazione pubblica senza farmi imbarazzare per la pochezza dell’argomento, e che mi servono per focalizzare argomenti e riflessi. E tutte le cose che vorrei conservare a tempo indeterminato senza dipendere dalla piattaforma su cui sono inserite.
  • Post sul tumblr: solo segnalazioni e annotazioni che potrebbero essere utili almeno a tre persone e di cui vorrei poter recuperare qualcosa in seguito: aggrego sul tumblr anche le annotazione di delicious: è la mia versione 2009 dei “links for 3/4/2005”, ve li ricordate?
  • Twitter: idee e pensierini spiccioli al volo che possono suscitare qualcosa ad almeno due persone. Se un giorno mi bloccassero l’account, pazienza, non morirei.
  • Post diretti su Friendfeed: solo idee brevi o foto prese per caso in giro che penso possano generare utilità tramite la discussione (o a volte, quando sono in vena, che possano causare fuoco e fiamme, lo ammetto). Spesso li cancello, una volta compiuta la loro missione.
  • Facebook: pura chiacchiera in relazioni già nate altrove, soprattutto offline o basate su condivisione di interessi, ma scoperta nei quattro luoghi sociali precedenti. A volte elimino persone che non ricordo, non perché sono cattivo, ma perché, per me, Facebook è solo un luogo per gente già conosciuta, non da conoscere.

Mi viene il dubbio, a volte, vedendo il flusso incontenibile di certe persone/blog/lifestreaming in rete, che questa autoregolamentazione, questa autocensura, non sia la strategia vincente. Ma contrastare una strategia sullo stesso piano della concorrenza (se vogliamo chiamarla in questo modo) non porta comunque risultati. E allora una buona contro-strategia potrebbe essere esattamente l’opposto: se non puoi batterli con la quantità, puoi creare attesa attraverso la scarsità, cercando di inserire valore condensato, anziché numero di battute.
Come i libri non si scelgono a seconda del numero di pagine, anche le fonti online non si scelgono per il numero dei post o dei caratteri.
Credo che la strategia giusta, per qualsiasi blogging aziendale o privato, sia cercare di capire invece come sei considerato dai lettori: un editoriale, l’ANSA, una terza pagina, un settimanale, una striscia, altro? e cercare di mantenere nei limiti delle possibilità un ritmo regolare e coerente con le aspettative.