Ogni cosa è commentabile, che lo vogliate o no. Per esempio, pensate se il vostro payoff fosse commentabile: cosa ci scriverebbero sotto le persone? Tenetevi forte: lo è.
[From Tesi numero 19]
Quando l’anno scorso scrivevo quella frase, pensavo che sarebbe venuto (prima o poi) il momento in cui i vertici delle aziende e dei media ci avrebbero consentito di spiegare questa scottante verità: non sono i (cosiddetti) visitatori che “entrano” nel vostro sito ma i vostri byte che entrano nel loro browser (il che sembra una battuta e invece è una differenza sostanziale) e che il controllo è quindi (sia tecnicamente che concettualmente) perduto già dal preciso momento in cui si crea un qualsiasi sito.
Pensavo che non sarebbe passato molto tempo prima di arrivare al momento in cui le persone, attraverso plugin o altro, avrebbero attaccato e letto post-it direttamente (e senza controllo) sul vostro sito – voi non li vedrete, magari, ma loro sì – ne avrebbero cancellato pezzi, o avrebbero annullato le animazioni che a voi piacciono tanto, oppure neutralizzato i vostri banner – il vostro CEO li vedrà, tranquilli, ma loro non più – o avrebbero commentato il corporatese con frasi colorite che non sarete in grado di moderare, o magari ne avrebbero modificato il tanto faticato SEO per privilegiare i risultati e i post dei propri contatti fidati.
Perché quei bit sono per loro natura non più vostri, una volta che sono usciti dal vostro server, perché la struttura tecnologica e sociologica della Rete é inevitabilmente più forte del retaggio concettuale del broadcasting o delle limitazioni imposte dagli ignari uffici legali aziendali.
Per la verità, qualcosa del genere era già fatto da Diigo (post-it condivisi), ma aveva un numero di utenti limitato, irrilevante. Oggi, invece con Google SideWiki, tutto questo ha cominciato a succedere davvero: questo strumento in sé potrebbe non avere successo, ma il futuro dell’ogni cosa è commentabile (e voi non ci potrete fare niente, niente [cit.]) è tracciato comunque. Si tratta solo di aspettare la generazione giusta e la tecnologia sufficientemente facile e trasparente da permetterlo alle masse.
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