Qualche giorno fa sono stato alla presentazione della partnership tra Anobii e IBS Italia. Al di là delle frasi di circostanza che si dicono in questi casi (riassumibili in “noi siamo fighi, loro sono fighi”) c’è qualcosa che a livello embrionale (e forse a loro inconsapevole, almeno lato IBS) potrebbe fare caso di studio, se ben sfruttato.
Lato Anobii è tutto molto semplice: “compra da IBS questo libro”. Lato IBS invece ci si gioca la differenza tra un mero scambio link o un referring/affiliation e qualcosa di veramente utile e nuovo.
Il punto è questo: il commento, il feedback e il rating non-sociale, generico, non pesato dalla relazione, soprattutto a qualcosa di gusto molto soggettivo come un libro non mi dice niente, non mi dà più nessuna utilità.
Ho letto tempo fa La Solitudine dei Numeri Primi e l’ho finito solo perché me l’avevano prestato, nonostante fosse il caso editoriale dell’anno e quindi con un numero enorme di commenti e valutazioni positive (600 commenti, 3/5 di valutazione).
Se io rimanendo in IBS potrò vedere quali tra i miei amici, e in subordine i miei vicini, e in subordine coloro che hanno scaffali simili, hanno il libro e la loro valutazione su di esso, allora si realizzerà la profezia di Charlene Li (“Social Network will be like air”) e la prima applicazione — a quanto ne so — di ciò che potrebbe essere considerato l’Anobii Connect (un po’ come Facebook Connect, ma fortemente potenziato dalla sua verticalità libraria) che potrebbe portare le relazioni umane all’interno del commercio elettronico dei libri e cominciare a percorrere la via del social shop.
PS: il founder di Anobii non crede negli ebook, e questo è oggettivamente strano, in quanto pensate a quanto una piattaforma sociale potrebbe facilmente trasformarsi in una piattaforma distributiva nel caso del libro elettronico (è stata la mia domanda all’evento). Antonio, che ne pensi?
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