Qualche giorno fa, mentre uscivo dalla palestra, ho notato questo pannello* (molto kitsch, come un po’ tutte le cose di estremo successo) e ho pensato “dove l’ho già visto?”
Era facile: sono le foto di Facebook, solo traslate nella vita reale, con tanto di tag dei nomi delle persone presenti.
Si parla spesso delle foto come della vera killer application di Facebook: in realtà le foto in quanto tali sono solo strumenti abilitatori, intermediari della vera killer application, il Connection Generated Content, da non confondere con lo User Generated Content.
Anche Flickr, che è considerato il caso di studio del più facilmente ottenibile tra i contenuti generabili dagli utenti, la fotografia, in realtà gira in buona parte per la propulsione del Connection Generated Content: come ripeto spesso, le foto più viste non sono le più belle, ma quelle che connettono (sia che ritraggano o meno) più persone tra loro.
Io alla favola dello User Generated Content non ci ho mai creduto tanto, e ora che gli illusori (i vari brand) hanno capito che non si troveranno lì a gratis gli stessi contenuti che erano abituati a pagare, e gli illusi che non troveranno una scorciatoia tanto facile per il successo del loro presunto talento, prevedo un rapido ridimensionamento dell’hype attorno al termine. Per questo, quando sento di brand che attivano i loro utenti facendo creare contenuti, ma senza fornire un modello di collegamento tra di loro, il mio sguardo cala verso il basso.
Ma nel Connection Generated Content ci credo, eccome.
*da notare che il banner “vendesi appartamento” si è subito posizionato vicino al Connection Generated Content”
![[mini]marketing®](https://www.minimarketing.info/wp-content/uploads/2025/08/logo-e1755592987746.png)
