Wired

Executive summary – post per chi non ha tempo

Non sono sicuro che esista uno spazio per Wired Italia, nella mia analisi del marketing dell’edicola di qualche giorno fa. Ma forse può essere creato.

Long story – post per chi ha un minuto o due

Ieri ho ceduto alla curiosità e ho accettato l’invito di Wired per la conferenza stampa blogger di presentazione dell’edizione italiana (anche se speravo in una visita alla redazione vera e propria, vabbè; ma forse è ancora 2.0, virtuale); sia Francesca che Massimo che hanno già scritto commenti e report piuttosto dettagliati: comunque i presenti erano tutti d’accordo sul fatto che un’edizione italiana di Wired sia (potenzialmente) un evento importante, specialmente in un momento in cui ogni azienda è solamente impegnata a tirare righe sui numeri della parte destra del bilancio, tutti d’accordo che possa essere un nuovo punto di aggregazione (alternativa sia pure amichevole a Nova, per dirlo chiaramente) per chi vuole leggere di tecnologia applicata e non solo di gadget, che possa diventare un appuntamento che racconta dei segnali di vita che vengono dal sottobosco delle startup e delle iniziative italiche, e che spesso faticano a trovare uno spazio che non sia quello dell’informazione take-away, del post di due righe, della segnalazione al volo su delicious o twitter, specialmente se inserito in una grafica che si differenzi dai sopravvissuti della stampa tecnologica che ancora si trovano in edicola.

Purtroppo a me è toccato il ruolo di chi prima si definisce agnostico rispetto all’aura di Wired, poi incerto sulle possibilità di successo nel 2008 di un nuovo progetto cartaceo, così com’è strettamente costretto al passaggio obbligato in un sottile corridoio delimitato dal lato degli utilizzatori avanzati dalla naturale concorrenza dei filtri online tecnologici e sociali (aggregatori, RSS, shared items, ecc.) e dall’altra insidiato dalla scarsa propensione all’edicola (italica in generale, e di gran parte dei digital natives, in particolare).

Per come la vedo io, le sorti di Wired Italia si reggono su di un equilibrio delicato, a metà strada tra il progetto “elitario” (ma che essendo cartaceo deve comunque avere i numeri sufficienti per una distribuzione normale) e il progetto più allargato (che però sarebbe un’annacquatura dell’originario e anche una intrusione in un territorio già presidiato). Chissà se la necessità di avere articoli lunghi, da lettura slow, supportati da carta e grafica adeguati è sufficiente come valore aggiunto per dare la giusta spinta della catena dalle rotative alla distribuzione. Io me lo auguro.

 

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