Scrive Mushin, in un post interessante sulle dinamiche sociali in rete:
Qualche tempo fa chiesi a Gianluca Diegoli di entrare nel mio network di contatti su LinkedIn. Mi rispose che lui su LinkedIn aggiunge solo persone con cui ha lavorato/interagito nel mondo reale.
In pratica mi classifica come “conservatore” spiegando meglio il suo punto di vista più avanti:
I conservatori sono coloro che tendono ad usare i Social Network (ed in senso lato tutti i siti che hanno funzioni social) in modo da replicare online i legami che si creano offline. In questo modo internet diventa un prolungamento del mondo reale. I progressisti invece tendono a costruirsi su internet un mondo autonomo ma collegato a quello reale: le attività sociali sono usate per acquisire nuove connessioni e conoscenze, esattamente come nel mondo reale, mischiando i contatti presi nell’uno e nell’altro.
I conservatori “puri” sono davvero pochi. La maggior parte di coloro che vive sul web usa un aproccio misto, tende ad essere progressista su social network come Facebook, informali e dedicati al tempo libero, e conservatore su social network direttamente connessi alla vita reale (come LinkedIn). Questa è una libera scelta, ma di certo ogni volta che si agisce in modo conservatore, si precludono le possibilità di nuove connessioni. […]
Ancorando gli utenti al tipo di profilo, sarà possibile mostrare solo alcune informazioni anziché altre senza doversi privare di accettare nuove connessioni per paura di condividere informazioni sensibili con sconosciuti e potendo scegliere di distinguere fra diverse classi di contatti accettando comunque anche connessioni da perfetti sconosciuti.
Preciso meglio il mio pensiero, per vedere se è effettivamente “conservatore”:
- su Linkedin (ma anche in Facebook, anche se con minore severità) aggiungo solo persone che ho conosciuto “realmente”, ma con questo non intendo persone che ho conosciuto nel mondo “reale” se inteso come fisico – e fa una grande differenza: la fisicità non conta, la conoscenza sì. Quest’ultima può derivare da scambi di mail, da discussioni in messaging, in commenti sui blog, qualsiasi scambio sociale di durata abbastanza prolungata che fa sì che io possa avere un giudizio positivo su di te (e possibilmente viceversa) anche se non so che faccia hai.
- I socialnetwork propriamente detti (in cui c’è un “collegamento”, non una “sottoscrizione”) hanno (secondo me) una ragione di essere solo nella reciprocità – i profili differenziati di utenti sono un po’ un’invenzione delle varie piattaforme di SN per aggregare più utenti possibili, fare massa critica e aumentare il tempo speso al loro interno, per rubare il concetto di follower ad altre piattaforme di contenuti basate sulla sottoscrizione, e dare una via di uscita onorevole a coloro che non se la sentono di rifiutare tout-court.
- Quanto al precludersi di nuove connessioni, sono convinto che il valore del capitale sociale che aggrego in Linkedin non sia direttamente correlato al numero delle connessioni, ma al “peso specifico” di ogni connessione moltiplicato per il capitale sociale del mio contatto. Qual è il valore di un contatto semisconosciuto con un’attività a me semisconosciuta? Che può portarmi a contattare altri sconosciuti? Per quello su Linkedin esiste la richiesta di passare la richiesta attraverso una tua conoscenza, perchè bypassare questa modalità – per altro efficiente, se i tuoi contatti sanno chi sei?
Inoltre credo che la maggior parte delle persone sottovaluti la possibilità che in Facebook si possa formare (anche indipendentemente dalla tua volontà) qualcosa che non vorresti far sapere al tuo capo o al tuo vicino di casa – e se tu consenti a migliaia di sconosciuti di guardare ogni cosa che fai, questo può tranquillamente accadere. - Tutt’altra storia, secondo me, sono i servizi a cui posso semplicemente iscrivermi ai feed o al flusso, in modo unilaterale: io posso sottoscrivere un blog, un tumblr, un Twitter, un Friendfeed, un Flickr semplicemente perchè voglio rimanere in contatto con l’attività pubblica dell’autore, perchè mi piace quello che scrive o fotografa o dice o segnala. E questa modalità è anche un ottimo modo di farsi conoscere ‘gradatamente’ senza voler a tutti i costi che il mio contatto reciprochi subito, se non mi conosce.
I social network mi servono per arricchire la vita reale, intesa come unica. A costruirmi “su internet un mondo autonomo” non ci penso neanche. Siete conservatori o progressisti, quindi?
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