E sono quattro anni

Quest’anno ero stato molto tentato, di non fare il post del blogcompleanno. Ma alla fine, questo posto diventa un po’ come casa nostra, e i compleanni, in un modo o nell’altro, si festeggiano sempre.

Il fatto di scrivere senza obblighi (nemmeno di classifiche o di visitatori o di pubblicità) mi aiuta molto a non essere stanco della gestione di questo spazio, dopo tutto questo tempo (praticamente un’era geologica, in rete) – ma al tempo stesso è anche un limite, in quanto in un certo senso ti illude di poter vivere indefinitamente in un mondo in cui non ci sono scadenze, non ci sono bivi da imboccare.

Quattro anni per un blog credo siano come 40 anni per un umano: è un momento critico, in cui hai accumulato abbastanza ‘materiale’ e ancora molta voglia e forza (almeno nel mio caso :) di aggiungerne altro – il più è decidere in quale direzione ha senso aggiungerne – e tutto sta nel definire "ha senso", e cosa farne di tutto ciò che hai accumulato negli scatoloni in garage, e che in molti casi non ti ricordi nemmeno più di avere; usarlo, buttarlo, fare finta che non esista, cercare di rivenderlo in qualche modo?

Tutto questa sbrodolata sentimental-intimista per dire che spero (e credo) che quest’anno (perchè, come dissi al Sir, gli anni iniziano ormai a ferragosto) ci siano cambiamenti importanti: qualcuno che mi segue più da vicino nelle mie elucubrazioni online, minori o private è già consapevole di queste riflessioni, tutti gli altri che leggono (o forse, sono iscritti al feed e io mi illudo che leggano :) magari no.

Ed è a loro, anzi, a te, sì, dico anche a te, lettore-di-non-solito-non-commentatore, che chiedo, secondo te, che diavolo dovremmo fare io e [mini]marketing per i prossimi quattro anni?

PS: L’altra riflessione che mi frullava in testa quest’estate, mentre leggevo un libro di Hornby, era di l’essere intrappolati in uno "stile", come certe band di successo che continuano a produrre lo stesso "suono", cambiando un po’ gli accordi per distinguere un pezzo dall’altro. Ma, ehi, lo stile è stile. E’ il DNA, se lo cambi diventi OGM.