Piccoli eventi – una volta – senza importanza

Circa un anno fa Massimo Mantellini su PI recitava la bellezza dei piccoli eventi, intesi come numericamente limitati, e di come il successo effettivo di questi siano basati sull’interesse riscontrato nelle nicchie.

Molte delle nuove frontiere della comunicazioni, siano esse digitali come i blog o "in carne ed ossa" come le "non-conferenze", introducono chi le frequenta ad una idea dei piccoli numeri come garanzia per un efficace flusso dei pensieri. Si tratta di una sorta di spiazzamento ideologico per noi che siamo nati e cresciuti dentro la cultura di massa, all’interno della quale il successo e l’efficacia del comunicatore era sancito in maniera definitiva dal riscontro numerico della sua audience.

Dal mio punto di vista, meno aulico, credo che questi piccoli eventi siano oggi anche i più efficaci in termini di marketing. Secondo me, l’evento perfetto del futuro sarà così:

  1. Create i presupposti per lo scambio di opinioni peer-to-peer (l’unico contenuto che non si può trovare su Google)
  2. Create i presupposti per cui i contenuti non siano solo dall’alto ma anche scambiati da un partecipante all’altro (per quanto voi infondiate contenuti interessanti, mai sarà possibile pareggiare le conoscenze di tutti i partecipanti)
  3. Chiudete le porte dopo un numero massimo di partecipanti (oltre la ventina la conversazione diventa impossibile)
  4. Create le condizioni per cui i partecipanti si possano collegare socialmente online
  5. Create un legame con l’ambiente geografico e storico circostante – perchè non esistono ‘iscritti’ ma solo ‘persone’

L’evento perfetto non è più quello con il numero massimo di partecipanti, come nel ’95, quando affrontavo con angoscia il numero di iscrizioni a un determinato evento aziendale (F5, F5, F5…) in quanto la misurazione aziendale, più epidermica e più accessibile del successo dell’operazione era data (essenzialmente) dal costo, diviso per il numero di partecipanti – che poi si finiva sempre per ridurre le sedie e invitare gli amici per dare l’idea del tutto esaurito.

Il punto della questione è che nell’ecosistema estremamente fluido e contagioso che si sta formando intorno alla socialità in rete, chi partecipa a un evento e rinuncia quindi al proprio tempo – che nell’era del multitasking ha valore multiplo – non solo deve avere un controvalore in cambio di conoscenza, di scambio e di contenuti molto più alto di quanto fosse dell’era pre-Rete, ma soprattutto, una volta che questo controvalore ha avuto un bilancio positivo, la capacità delle persone (soprattutto in certi ambiti) di creare passaparola autentico (soprattutto online ma non solo) supera di gran lunga il fattore della limitata numerosità assoluta dei partecipanti: in pratica, se ne vecchi eventi il valore era uguale al numero dei partecipanti, in questi eventi (almeno in quelli riusciti) il valore è uguale al numero dei partecipanti, ma al quadrato.

Anche qui, insomma, meno pallottolieri e più persone.

(grazie a Miriam, Lucia, e alla crew di TSW per l’ispirazione)