Siccome si è letto da qualche parte che la parola chiave è ‘persone’ allora si pensa di usare i propri dipendenti per umanizzare l’advertising della propria azienda – che è già un ossimoro di per sè. Io trovo che sia triste, forse anche non etico e soprattutto inutile.
- Triste, perchè è facile prendere un povero cristo come me o te, illuderlo con la promessa della fama televisiva in modo che si presti praticamente gratuitamente, e farlo poi massacrare di luoghi comuni e battute da avanspettacolo (l’accento, la faccia da medioman, le mani bucate da donna) da una Gialappa mai così povera di idee, senza che questo possa minimamente reagire, se non con un sorriso post-fantozziano – come è umano lei! Con chi state, con la Gialappa a busta paga della banca o con il povero cristo-dipendente sfigato?
- Non è etico, perchè si sfrutta un rapporto lavorativo per incentivare/solleticare/sollecitare una comparsata, in presenza di una grande disparità "contrattuale", per poi ovviamente vietare qualsiasi follow up con media e giornali che non sia mediato dalle PR aziendali
- Inutile, perchè se lo scopo è quello di far apparire più umana l’azienda, trasformarne i dipendenti in attori, con una parte da recitare limata a tavolino da comici e agenzie pubblicitarie, non raggiunge di certo lo scopo, anzi.
Se l’obiettivo è quello di apparire umani e aperti, l’unico modo è lasciare scrivere, descrivere, parlare in modo spontaneo, cosa che in banca peraltro mai succederà. E allora torniamo agli spot con testimonial e attori pagati, per favore.
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