Mi capita poche volte di fare la spesa da solo – intendo quella vera, non quando esco dal negozio con un pacchetto di chewing gum dopo aver passato tutto il tempo a confrontare i prezzi dei CD-RW – e ancora più raramente di farla in uno di quei piccoli minimarket di provincia, nè piccoli, nè grandi, dove ci trovi veramente tutto lo scibile umano: e ogni volta mi colpisce come la difficoltà di acquistare e scegliere non sia solo per le persone (sintetizzando per comodità) offline nei confronti dei negozi online, ma anche viceversa. Sempre che io possa essere preso a riferimento, s’intende, come archetipo della persona online nei confronti del negozio offline.
Entro dunque, e devo comprare dei pomodori: ci sono tre tipologie ortaggistiche classificate come “pomodoro” e nessuna scheda prodotto di approfondimento, nè FAQ da consultare – quali saranno quelli migliori da insalata? Nessun pomodoro possiede tag esplicative. Acquisto a caso seguendo un vecchietto che sembra trusted.
Proseguo, devo comprare “ricotta”: con quale logica è sistemata la merce al banco latticini? Mi manca tanto il tasto “Ordina Per” degli shop online. Potrei in quel caso ordinare per Deperibilità (e sarebbe tra i primi) oppure per Iniziale (e sarebbe tra gli ultimi) oppure per Marca (meglio di nulla).
Invece niente, cerco di immedesimarmi nel banconiere o nel category manager e capire qual è l’ordine sottostante (deve esserci un ordine, magari evil come mostrare in evidenza i prodotti a prezzo più alto o i più deperibili) ma nessuna delle mie simulazioni funziona. Devo scorrere tutto il catalogo-scaffale-latticini fino a trovare la mia ricotta.
Poi ci sono i prodotti come lo zucchero: inclassificabili. Online, la vecchia cara ricerca testuale sarebbe perfetta: digitare “z u c c h e r o” + “c e r c a”. Invece qui no, e allora l’unico modo è quello di chiedere, e tramite linguaggio naturale a qualcuno, che per l’algoritmo della persona online rappresenta sempre una grave infamia e sconfitta. Il mio trucco in questo caso è fingere che la tipa con il grembiule sia un avatar modello rosetta (o loretta o doretta), quella di MSN insomma. Questa però dà risposte sensate: “è lì, di fianco al suo carrello”. Uh! Che meraviglia.
Arrivo al vino: il disastro finale. Dove trovo le cinque stellette o frazioni con i voti degli altri alle bottiglie? Dove sono i vini con la stellina di favorito dei miei contatti? Da chi è già stato comprato questo Montepulciano d’Abruzzo e cosa ne pensa? Antonio, Filippo, dove siete? Aiuto!
(Ok, la scelta tramite grafica dell’etichetta non sbaglia mai, almeno i tuoi amici saranno rapiti dall’uso virtuosistico di Photoshop sulla bottiglia)
Ora, io credo veramente che fra cinque anni, quando noi online-alien avremo raggiunto una massa critica ragionevole, i negozianti tutti ci metteranno a disposizione un kiosk elettronico dove finalmente ci diletteremo nel fare la spesa offline con le stesse familiari routine dell’online.
Nel frattempo, io mi vendico rubando i guanti di cellophane del self-frutta e indossandoli fino all’uscita dal negozio, per vedere la faccia della cassiera intimorita dalla paura di trovarsi davanti a un serial killer – oppure a uno dei NAS.
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