Marketing provenzale

2 cv a saint remyPrima di tutto: la Provenza è una versione XXL del Piccolo Negozio di Cose Carine (cfr a questo vecchio post). O forse è il PNCC a esserne un modellino in scala 1:32, non saprei.

Per dire, in Provenza nessuno si sognerebbe mai di avere un’insegna al neon – non, non, non, monsieur! – oppure di attaccare ‘solo per oggi, porchetta fritta’ alla vetrina tramite un foglio di carta con scotch obliquo ai quattro angoli. Anche l’avviso ‘non gettare niente nel wc’ lo troverete sicuramente sospeso nell’aria e trattenuto da un soprammobile in ferro battuto finemente decorato appoggiato con grazia al serbatoio, con un font appropriato e una cornicetta a tono. Il menù è sempre rigorosamente su lavagnette a gessetti.

Le vecchiette mica vanno in giro con il trolley blu scuro tutto scolorito, ma con una versione pastello o con losanghe colorate o impagliato in corda. Le massaie non hanno sportine di plastica, ma buste impagliate naturali. Del resto, la densità di pittori e artisti di arte varia, più o meno famosi, per chilometro quadrato è paragonabile solamente a quella dei miliardari a Montecarlo.

Ad Aix, sembra che qualsiasi citoyen sia stato formato da un Master in interior/exterior design: non c’è negozio che non abbia un’insegna e una vetrina curata nei minimi dettagli, anche in esercizi inaspettati come le pompe funebri o la sede del Partito Comunista Provenzale, come anche il branding del negozio: un negozio di filati, che in Italia si chiamerebbe ‘Filo di Arianna’ diventerà ‘Filo da torcere’ in Provenza.

La regione assume quindi la forma di una immensa esposizione d’arte contemporanea o di una casa arredata da un architetto fico come non si vede nemmeno su certi canali dopo il #400 di Sky. Con la lavanda e le cicale come iconedi un corporate branding totale, condiviso e implacabile. Ma, intendiamoci, rimane un luogo bellissimo e molto spirituale, soprattutto fuori dal periodo mainstream.

In Provenza, mangiare contrariamente a ciò che si pensa non costa poi molto. I piatti unici a dieci euro possono apparire costosi, ma in realtà è in Italia che si fa i furbetti: piatto (o menù) a prezzo basso, ma poi c’è bevanda, pane, coperto e contorno in piattino di 10 cm2 a parte. In Provenza, il menù a 10/15 euro è all inclusive. L’acqua, se non specificata, è rigorosamente e orgogliosamente del rubinetto e servita in curiose bottiglie precedentemente occupate da Pastis o altri alcoolici.

In Provenza, non capirete mai se state pagando per l’autostrada che avete appena percorso o per quella che andrete a utilizzare. In ogni caso, anche le strade meno che dipartimentali vi sembreranno anni luce avanti alle vetuste provinciali italiane.

In Provenza, ricordatevi che il caricabatteria del PC e del cellulare non deve avere il polo centrale della spina di corrente. E comunque c’è solo qualche brasserie isolata che offre Wifi gratuito (sempre più che da noi, comunque)

In Provenza, non aspettate mai la domenica per fare benzina. E nel caso, assicuratevi di avere con voi:
– una carta di credito
– ma che sia dotata di microchip – non solo di banda magnetica
– il codice VISA a quattro cifre per prelevare contanti – che non avete probabilmente mai utilizzato
– in mancanza di quanto sopra, un faccia sufficientemente tosta per cercare di convincere un impaurito francese a farvi benzina con la sua carta per pagarlo poi in contanti – ah, les italiens.
Il gasolio potrebbe costare oltre un decimo di euro in più o in meno del prezzo medio: se c’è un supermercato vicino, in meno. Se c’è un omino e siete in una strada dispersa, in più.

In Provenza, non aspettatevi che alla domenica siano aperti i negozi e i ristoranti. E neanche al lunedì. Ma se siete appassionati di roba vecchia – e allora L’Isles sur la Sorgue è la vostra mecca – ricordate che i mercatini e i negozi specializzati aprono solo al sabato, alla domenica e al lunedì.

In Provenza, un navigatore GPS vi farà risparmiare almeno due ore al giorno che potrete utilizzare per vedere paesini completamente rossi ocra come Roussilon – e per chiedervi perchè avete fatto chilometri per vedere un paesino completamente rosso. Ma attenzione, se avete prenotato una chambre d’hotes in piena campagna difficilmente vi troverà la strada – e vi troverete a volare come in un flight simulator e a chiedere informazioni a passanti, immancabilmente inglesi o tedeschi.

Ad Avignone, il papato ne esce proprio male – il Vaticano dovrebbe censurare l’audio-guida del Palais du Papes, già che si esprime anche su altre cose. Ma se non siete appassionati di palazzi medioevali e/o papali o di musei ed esposizioni di pittura, tantovale che non ci andiate proprio, ad Avignone. Magari fateci un giro attorno, le mura sono molto ben conservate.

In Provenza, le città principali (Arles, Nimes, Orange) fanno a gara a chi ce l’ha più grosso. L’anfiteatro romano, intendo. Ca va sans dire che per un italiano questa gara non è molto appassionante. Il mercato locale del sabato ad Arles – con tanto di pennuti e ogni forma tridimensionale commestibile – è molto più interessante.

A St. Remy, mi sono accorto che ho fotografato più dettagli di case, finestre, balconi e infissi di un installatore Panto. Ma sono così belle e colorate che non puoi resistere, a non fotografarle. Certe finestre sono così decorate (nel modo in cui tu ti aspetti che una finestra provenzale sia decorata) che tu inizi a sospettare che siano trappoloni per turisti, in modo che le foto vengano poi messe su Flickr, taggate ecc. ecc.

In Provenza, ci sono vallate composte solo di vigneti. Per esempio dalle parti di Nyons. Che è anche una buona meta per vedere qualcosa di diverso dagli altri turisti. E per comprare vino nelle cantine cooperative, per esempio a quella di Sainte Cecile.

In Provenza, credo che il posto migliore per comprare i prodotti tipici sia il supermercato Intermarchè. L’olio di oliva comunque costa il doppio che in Italia, non si sa perchè. E non lo sapremo mai.

In Provenza, penso che un posto molto interessante sia Fontaine de Vaucluse – una sorgente in una gola spettacolare – c’è stato anche il Petrarca, per riprendersi dalle traversie con Laura. E che un posto un po’ sopravvalutato sia Gordes – paesino-carino-sulla-collina bello da lontano, troppo pieno di sedicenti artisti da vicino. Naturalmente con tutti gli sforzi, non riuscirete a uscire da Les Baux, un vecchio villaggio così ben conservato da venire il sospetto che mr. Olivieri e mr. Pancaldi si palesino da un momento all’altro con il loro fil rouge, senza aver comperato almeno un gancetto bianco per i vostri strofinacci.

Anche se non vi interessano i profumi e non avete mai letto Il Profumo, credo che dobbiate fermarvi a Grasse a dare un’occhiata alle differenze etniche e sociali tra le persone che circolano nei vicoli strettissimi e freschi della città vecchia tra panni stesi e macchine da 50.000 euro.

In Provenza, negli ultimi anni devono aver riscoperto la loro identità “non francese” (cosa che peraltro vende sempre bene ai turisti): in pratica troverete ovunque bandiere a strisce sottili rosse e gialle – uguali alla catalana, e sottotitoli di vie e città in provenzale – un mix di francese, català e dialetto italien du nord, che ti sembra quasi di essere in una nazione parallela, allungata da Valencia fino alla pianura padana.

In Provenza, troverete delle Chambre d’Hotes (B&B) con una cura dei dettagli e una cordialità intrinseca che da sole valgono il viaggio. Per esempio, noi siamo stati qui*, e lo consigliamo vivamente (senza che loro ce l’abbiano chiesto).

* Hanno anche un bel libro di pensierini degli ospiti, che trasportato online diventerebbe un bel blog, e non hanno certo paura di commenti negativi, è impossibile farli. Eve & David, ouvrez un blog!