User Generated Price

Il Resto Del Carlino – Ferrara – ‘Buskers ad honorem’, adesivo cult: “Intanto gli adesivi regalati all’entrata ai visitatori [che danno un’offerta libera n.d.r.] diventano culto: bici, carozzine, giacche e cinture, tutti si marchiano ‘fanatici del festival’. “

A pensarci bene, cosa c’è di più innovativo della vecchia offerta libera, che siamo stati abituati a vedere fin da piccoli indicata da foglietti scritti a penna sopra a ceste improvvisate in eventi amatoriali, per poi adeguarsi alla rete sotto forma di bottone con “Donate!” (cosa che produsse la iniziale fortuna di Paypal), formando un substrato parallelo e sfumante nell’economia del dono?

Il c.d. web 2.0 – e con esso tutti i corollari di “marketing al contrario”, reti sociali, ecc. – parte dal presupposto di trust, per sfociare in una sorta di autoregolazione e autocontrollo, che non dipende dalla supervisione dall’alto.

In effetti, lo user generated price (ma a me piace proprio ‘offerta libera’) ha alcuni vantaggi anche per il marketing***:

  • non corri il rischio di sbagliare il pricing, evidentemente. (E se lo faccio troppo selettivo, troppo popolare? Sconti? Promozioni? Tessere sconto? Riduzioni?)
  • non hai i costi di transazione (cassiera, scontrini, SIAE, ecc.)
  • non hai i costi di controllo della devianza (e.g. recintare tutta l’area degli eventi e servizio di vigilantes)

Ma l’obiezione sorge spontanea: lo user generated price non corrisponde poi invariabilmente con lo ‘zero’? Sarebbe vero se l’uomo fosse un puro “homo oeconomicus”.
Ma, come dimostra la storia di Paypal, o se volete la cesta della festa dell’Unità* o l’adesivo del Busker Festival di Ferrara, l’uomo** è un essere che prova orgoglio, vergogna, amore per una causa, voglia di accettazione e di uniformarsi, esibizionismo, vanità.

L’adesivo, con il suo costo risibile, ha solo avuto il merito di moltiplicare e materializzare l’effetto in ciascuno dei visitatori di un sentimento preesistente, e l’operazione è stata un botto.
Certo non mi sorprende che questi successi nascano per caso: andrà a finire che l’anno prossimo la cosa sarà talmente studiata nei minimi dettagli da apparire artificiale. E che nessuno appiccicherà alla sua maglietta qualcosa di finto dentro.

*La cesta della festa de l’Unità (per chi non la conosce bene) è un coacervo di vergogna, indotta -se non ‘doni’ almeno un euro o più- da un omino dagli occhi di ghiaccio che ti laserizzano, di adesione alla causa, di senso di sollievo per aver fatto il proprio dovere, di orgoglio per aver donato.
**Naturalmente anche il blogger qui ha incollato per bene il proprio adesivo sul petto. “Io ho contribuito, eh!”
***Certo funziona bene se non avete costi diretti di prodotto, lo so.