Secondo me, uno dei principali fattori che – a colpo d’occhio, spannometricamente – caratterizzano un approccio di marketing old nei confronti di uno niù è che il primo fa sua la cultura del divieto (tutto è vietato salvo ciò che è permesso), mentre il secondo privilegia quella della libertà (tutto è permesso salvo ciò che è vietato).
Fateci caso, in certi negozi si usano più cartelli per vietare che per promuovere.
Chi vieta poi spesso scopre a sue spese che è costato più il controllo del presunto danno dovuto a piccole e grandi furbizie, più o meno volontarie, mentre chi parte dalla posizione opposta scopre che spesso il valore della promozione – che i clienti ‘non oppressi’ e liberi dalla presunzione di colpevolezza – spargono in giro spontaneamente, è superiore al danno totale prodotto dai contravventori.
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