La parte abitata della spiaggia

Ed eccoti di nuovo sulla spiaggia adriatica dopo il solito annetto: i soliti business che-proprio-non-comprendi, come i venditori di rose (ma qual è il ROI delle rose? Quanto il markup? Quanto si conservano a magazzino, e il grossista applica la tentata vendita?), le sale giochi con una partita a invaders 2007 a 50 cent (e qualcuno ci gioca pure, ma soprattutto gioca pure a quei micidiali box trasparenti che sembrano depositi di ziopaperone in cui devi telecomandare un braccino meccanico acchiappatore di peluche, solo che questo (il braccio metallico) è debole-debole e zac, l’orsacchiotto ricade nell’ammucchiata selvaggia, e sembra quasi che ti dica “basta, basta, non giocate più, non riuscirò mai a uscire di qua, son condannato, lo volete capire o no?”), i minimarketing in cui ti imbustano ancora la spesa (ah, che bello. Vale lo scotto di aver pagato lo jocca tre volte che all’Iper), o nei cui scaffali trovi ancora il Vecchia Romagna (si scrive maschile come le squadre di calcio, il Cesena, ecc.) in confezione 2007 riveduta e corretta, ma con etichetta ancora ben Nera.

Poi arrivi allo stabilimento (e chiamalo “bagno” eccheccaz!) e lo ritrovi cambiato, molto dueppuntozzero, layout a tre colonne, che quella larga al centro ha i tavolini, tutto bello gradientoso, con gli angoli naturalmente arrotondati, colori acidati e pastellosi, schermo LCD da 200 pollici che la Ferrari si vede anche dal pedalò (se ci fosse ancora), e capisci che vuole cambiare quadrante di Gartner (vedi post di due anni fa) e per questo ha anche acquisito un bagno molto 1.0 che è stato assorbito per osmosi, che vederlo così abbandonato ti ricorda Dooyoo.

Ma qual è il punto? E’ che arrivi sotto l’ombrellone con la Parte Abitata Della Rete[1] sottobraccio, quasi come Antò Lu Purk in un vecchio libro della Ballestra[2], da vero intellettuale della spiaggiosfera, e ti domandi: “quanti di questi figli/padri spalettatori di castelli e costruttori di piste da biglie conosceranno i blog e il web abitato?”. Poi un uccello, porcazzoz, ci fa la cacca sopra mirando da almeno venti metri di altezza, mentre l’hai appoggiato un attimo sul bagnasciuga.
E vabbè allora, chi se ne frega, oggi sei solo nella parte abitata della spiaggia. Buon weekend.

[1] il libro è piacevole, semplice da capire, un manuale fatto bene. Come le guide a città in cui sei già stato, niente di nuovo. Ma comunque anche razionalizzare qualcosa che conosci non fa male. Un libro divulgativo, di cui comunque ho apprezzato molto la parte in cui si razionalizza la teoria dell’hub contendibile (nella rete nessuno sopravvive a lungo solo per meriti acquisiti in passato) in cui avviene una specie di concorrenza perfetta delle fonti e appunto degli hub, che dà luogo alla massima pertinenza e al “prezzo” (in senso lato) minore possibile.
[2] il protagonista usava i libri di David Leavitt, di cui non comprendeva temi e omopassioni, per cuccare le tipe in biblioteca all’università, mi pare di ricordare.