Come muore un (turismo) italiano

Capita a volte di trovarsi a pranzare con persone che non fanno parte del tuo normale gruppo di frequentazioni. A me ieri è capitato di parlare con Peppino, chiamiamolo così, che gestisce uno stabilimento balneare -un bagno, insomma- in Sicilia orientale. Questa è la sua storia, e anche un po’ quella dell’Italia.

Ora Peppino, diretto a Rimini per la fiera del turismo, mi racconta che quest’anno, dopo che (uno!) aveva recintato da anni il proprio tratto di spiaggia in concessione, lasciando libero transito sul bagnasciuga solo nei 5 metri regolamentari -“ma non sognatevi di sedervi per terra, lì, eh!”- e (due!) aveva messo un ticket a persona per l’ingresso, e poi (tre!) aveva costretto all’ombrellone+lettino obbligatorio i clienti all’interno del recinto e (quattro!) imposto un obolo per la doccia, insomma, diceva Peppino, quest’anno ha deciso finalmente di dire basta! agli scroccatori del cesso che arrivano dalla spiaggia libera a lato; finalmente, con un badge elettronico riuscirà a fare pagare la pisciata periodica.

Al che, dico, “ma dai, tutto questo per pochi centesimi”? E lui, “come per pochi centesimi? Almeno un euro!”

Al che, domando, “in caso di consumazione di un caffè o di una mezza minerale del valore di più o meno un euro, la pisciata è gratis o a pagamento?”

Dipende, dice, “in un nanosecondo io devo capire se il cliente vuole un caffè e poi ha capito che deve andare in bagno, o se prende il caffè già come scusa per non pagare il bagno”. Continua “ma sa, lo spurgo mi costa 60 euro a settimana! (sa, mica possiamo scaricare in mare) E il comune non ha messo i bagni nella spiaggia libera!”

Al di là del caso umano di Peppino, che deve essere veramente al capolinea imprenditoriale per considerare i cessi un servizio su cui basare il reddito, pensate a una famiglia che parte in auto, facciamo da Cremona, allettata da una bella pubblicità della regione Sicilia sull’Espresso e arriva dopo un giorno o due, attraversando anche autostrade dissestate e alla sera più desolate del Nebraska, parcheggia l’auto, e dopo aver scaricato i bagagli in appartamento arriva in una spiaggia in cui tutto si paga, anche per far fare la cacca ai bimbi. Oppure va nella spiaggia libera, che però è sporca e senza bagni e senza docce, nemmeno quelle fredde. E quindi va al bar a lato, e il barista lo squadra per capire le sue intenzioni, in un nanosecondo.

O pensate al signor Schäuble, che è arrivato in aereo dalla Germania, già non capisce perchè la spiaggia sia del signor Peppino e non dello stato italiano, e si sente chiedere un euro e mezzo di dazio doganale per entrare, e soldi per il WC.

Una vera riforma del turismo sarebbe ritirare tutte le concessioni balneari, riscrivere le regole per l’uso, e fare una grande asta al miglior offerente, altro che Turisti Protagonisti punto it. Migliorerebbero i conti e anche l’immagine dell’Italia. Per conto mio, fino che ai signor Peppino lo stato concede la spiaggia, io me ne torno in Spagna.

(Prima di lasciarci, il signor Peppino ci tiene a precisare che, “per quest’anno il cesso è stato libero, per i clienti con ticket d’ingresso, ma forse, l’anno prossimo, con le nuove tessere a scalare che ho visto in fiera, qualche centesimo costerà anche per i clienti, sa, son 60 euro tutte le settimane”)