Volevo essere nell’Organizzazione

No, niente cose illegali. Intendo all’ufficio Organizzazione. All’università ero indeciso su cosa scegliere quando si trattò di scrivere una specializzazione sul modulo, poi vinse il marketing per una manciata di neuroni. Ma l’amore per l’organizzazione del lavoro mi è rimasto: il marketing, la customer satisfaction, tutto dipende dalle persone, che possono essere più o meno brave, più o meno intelligenti, ma la cui produttività dipende invariabilmente dall’Organizzazione, che sfortunatamente, dopo il marketing, è la disciplina più bistrattata e sottoconsiderata dalle aziende italiane. Ecco spiegàti i deliri di riorganizzazioni di reti di vendita, di piani marketing inutili perchè incoerenti con l’Organizzazione.
A me piace rappresentarla, l’organizzazione aziendale, in relazione alla distribuzione delle informazioni rilevanti all’interno della catena decisionale dell’azienda e al grado di dinamicità dell’ambiente circostante. Si parla di terziario, specialmente, e spietatamente utilizzando il mio profondo know-how da National Geographic.

Ho lavorato in ambienti stile “lavori forzati”, in cui nessuno ragiona, tutti ubbidiscono al capo o quando va bene, al Grande Piano Marketing Annuale, (a volte i lavori forzati sono all’interno di strutture piacevoli, se sei abitudinario) e quelle aziende non durano (se va bene in quella forma) soprattutto se si trovano sottoposte a instabilità esterne o rapidi cambiamenti informativi.
Ho lavorato nell’azienda con stile organizzativo “branco di leoni” (obiettivo cacciare la preda, con iperautonomia sulle modalità e sui tempi) ma queste sopravvivono solo in presenza di quella che l’Economist descrive come ‘autonomia responsabile’ e anche di una forte auto-eticità e condivisione profonda degli obiettivi.
Credo che il prossimo e accettabile modello di organizzazione verso cui deve svoltare l’azienda italiana sia almeno quella dell’alveare: una gerarchia più o meno stabilita, ma un grado di condivisione rapido e soprattutto bidirezionale delle informazioni raccolte sul campo, essendo l’unico modo di far progredire l’organizzazione verso un’intelligenza di grado superiore a quella degli individui che la compongono, superando la verticalità delle aziende organizzate per divisioni di prodotto. Da ruoli organizzati dall’alto, a persone interconnesse. Magari anche unite da un po’ di valori condivisi (volontà di migliorare ogni giorno, anche di poco, di andare alla fonte, del rispetto degli altri), in stile Toyota.

(Ah, forse ci si risente fra qualche giorno, devo riposare gli occhietti e la mente. E chi sono le civette? I professionisti autonomi ovviamente)
Economist, The new organization [sub]