Il piano marketing (come conviverci e bene, in dieci punti)

Ecco qua la mia personale guida all’uso, che non troverete mai sui manuali di marketing:

1) se lo dettagliate veramente, con azioni, costi, ROI, mission, vision e tutto il pipponaggio, verrà marzo e non avrete avuto ancora il tempo per mettere in pratica qualcosa. ‘Fannulloni!’ Se non lo dettagliate, sarà considerato “generico e inapplicabile!”

2) scrivete alla lavagna 100 volte: Non salverò più con nome quello dell’anno precedente. Alla fine un dettaglio tradisce sempre (le proprietà del documento di Word, per esempio). Piuttosto, scambiatevi i piani marketing con il vostro compagno di università che -beato lui- lavora in un altro settore. “Innovativo, questo piano! Bravo, resp!”

3) se le idee e le azioni del piano marketing provengono dal basso, per esempio dalle persone a contatto con la realtà, nessuno le considererà come obbligatorie, ma solo come consulenza indesiderata. Preparatevi psicologicamente a quando troverete il vostro plan nell’ufficio degli amministrativi, stampato e rilegato, ma girato alla rovescia, usato come blocco per gli appunti.

4) se il piano marketing è dettato dall’alto-alto, l’intera azienda vi odierà e al caffè vi gireranno le spalle. “Questi leccaculi nullafacenti del marketing!”

5) se il piano deve scaturire da un processo-condiviso di successive-approvazioni-e-condivisioni, non ne vedrete mai la fine (ma questo potrebbe essere cosa buona)

5) se è cambiato il management da poco (o sta per cambiare), vorrà uno piano nuovo e diverso; non perdete quindi tempo con il primo (sia il management che il piano)

6) se ve lo chiedono in inglese, preparatevi a tradurlo poi in italiano e viceversa. A volte basta fare le prime 5 e le ultime 5 pagine in inglese. Nessuno legge il resto.

7) se i dati di mercato devono essere realistici, la cosa vi costerà tanto da rendere la faccenda antieconomica e vi accuseranno di sperperare le risorse aziendali. Corrompete il responsabile commerciale con promesse di sopravvalutazione del nuovo venduto e fatelo testimoniare sull’utilità dei dati reali comperati a peso d’oro da consulenti che se li sono a loro volta inventati.

8) se i dati invece ve li inventate, qualcuno ovviamente vi accuserà che ve li siete inventati. Preparate una difesa d’ufficio (un’approvazione apocrifa verbale di un dirigente dimissionario andrà bene)

9) se un anno il titolare si dimentica di chiedervelo, l’anno dopo ve lo chiederà di 200 pagine, cominciate per tempo con i copia e incolla.

10) basare il piano su degli obiettivi misurabili è una favoletta, ma voi mettetela pure, fa bella figura. Poi dopo 10 mesi tutto è cambiato, e spostate il focus al successivo piano marketing. E nel caos autogenerato valuterete i risultati in modo assolutamente soggettivo, basandovi sul famoso indice di blogbrandemphatyness o sul nuovissimo lovebranding ratio.

Ps: ci sono due numeri 5), ma come in un piano marketing, nessuno se ne accorgerebbe.