Dimenticatevi le vecchie piscine brezneviane di quando noi 30something eravamo bimbetti con la cuffia-azzurra-con-la-riga-bianca, il costumino bluscuro e le ciabattine-non-infradito, con la ‘bidella’ dentro agli spogliatoi che ci ritirava i vestiti e ci dava il numeretto, con i phon portati da casa e l’odore da umido misto-cloro e il flipper al bar simil-ARCI all’uscita, illuminati da neon da mercato del pesce, sotto doccie irregolabili, in equilibrio sulle piastrelle scivolose e grigie.
Tutto è cambiato: entri, e ti trovi in un ambiente simil caribe, giallo, arancio e verde pisello, dove tu “prima volta qui?” vieni avvicinato subito dalla tipa (bigliettaia, responsabile PR e business development) che ti consegna il flyer con orari, attività, staff (ci manca solo il corporate blog e il calendario delle addette discinte), e anche i riferimenti per le sponsorizzazioni (c’è la concessionaria di pubblicità, nel caso siate direttori marketing del bar locale). Poi parte con la profilazione demografica: lei è sposato? ha figli/quanti/età? il suo CAP per favore? nuota regolarmente? Reddito annuo? Fra quanto tempo pensa di cambiare auto?
Poi, ligia al tryvertising, tanto di moda, inizia la visita guidata, “qui il posto riservato alle sue ciabatte”, “lì distributore bibite”, “lì cambiaspicci” (sei finito dritto dentro al piscina-cash, la moneta elettronica in vigore: gettoni e chiavetta elettronica ricaricabile similcaffe’ servono per lavarsi, asciugarsi e forse per altro che non ricordo; tenti un ingenuo tentativo di appropriazione indebita: inserendo la chiavetta del caffè dell’ufficio ti restituisce uno sprezzante “accesso negato: errore 404”, è evidentemente protetta da firewall)
Tutto è improntato all’up/cross-sell: la tessera da 20 ingressi dà diritto a sconti sul nuovo corso di ethnic-aqua-spinning, che a sua volta ti consente di iscriversi ad aqua-yoga, se sopravvivi tuo figlio vince un corso di acquaticità a metà prezzo.
Entri. Tieni vergognosamente nascosto in borsa il media-world-phon portato da casa: ora si usa un casco bionico sullo stile del video di Radio Gaga.
Finalmente arrivi al temuto passaggio di ingresso con doccia obbligatoria: dopo un secolo, qualcuno ha infine progettato il tunnel laterale protetto per l’accappatoio e la borsa.
Osservi un po’, e rimani pietrificato: le regole sono spiegate, cioè non c’è scritto “NON CORRERE!!” (ovviamente maiuscolo e con due punti esclamativi) ma “per favore, non correre, il fondo potrebbe essere umido, potresti scivolare e procurarti dolorose fratture” e nemmeno “Vietato portare roba da mangiare!!”, sostituito da “Ci spiace, non è possibile consumare pasti all’interno, i resti di cibo possono provocare batteri e infezioni”.
Stai sognando? Per fortuna alla radio della piscina ci sono le dediche e richieste, e un tale chiede “Born To Be Alive, che la vorrei registrare”. Meno male, sei tornato alla realtà, sei nella piscina della bassa, è il 18 dicembre 2005, e fin qui tutto bene.
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