Piccolo Negozio di Cose Carine

P.S.: di Barcellona dimenticavo il fenomeno del Piccolo Negozio di Cose Carine, ormai assunto a simbolo della globalizzazione (in quanto presente in forma simile -per esempio- a Canazei, Milano Marittima, Biarritz, Oslo…) e ampiamente diffuso anche a Barcellona, ritrovo di ogni sedicente artista.
Il P.N.C.C. si caratterizza per la vetrina composita in oggettini inutilizzabili (spillettine, ceramichine, specchiettini, cordelline, anellini, legnettini, tutto rigorosamente non-portabile-ma-fatto-a-mano-dall’artista), l’audience di signore italiane e francesi tra i 25 e i 45 che sussurrano “carìnooo”, la proprietaria-artista a sguardo basso che legge un libro francese, un cane che sonnecchia sul tappeto, qualche quadretto della fase pittorica della proprietaria, la totale mancanza di prezzi (tanto nessuno ha mai comprato niente), il profumo di incenso.

Se chiedete informazioni su un orologio dipinto ad acquerello che vi piace, inizierà la risposta parlandovi di quando l’artista, da bimba, già dipingeva sugli Swatch del padre. Dopo 15 minuti, vi starà descrivendo la sua fase scultorica, di cui rimangono tracce nei pupazzetti dalla testa grossa appoggiati sulla cassa (spenta).

Penso si tratti di uno scambio no-profit tra la municipalitat, proprietaria del locale (un bugigattolo basso, sgarruppato, 3 metri per 3, inservibile), in cambio della manutenzione, della pulizia dell’interno e del marciapiede, così, per dare un po’ di colore alle vie. La proprietaria-artista è invece nella maggior parte dei casi ancella di un avvocato o di un locale notaio.